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Dopo il 2020, il mondo non è, e non sarà, più lo stesso. Per mesi le aziende si sono fermate. Con l’obiettivo di ridurre i contagi da Covid-19, gli uffici sono stati chiusi, le produzioni riadattate alle necessità della pandemia oppure fermate per la salute e sicurezza dei lavoratori. Com’è cambiato il lavoro dopo il Coronavirus? Qual è la prospettiva futura dopo la pandemia?

Il lavoro da remoto

Il primo evidente cambiamento portato dalla pandemia è stato il massiccio aumento dei lavoratori in smart working. Per ridurre i contagi, si è reso necessario il dislocamento dalle sedi aziendali. In Italia, ad oggi, il numero di lavoratori che si affida al lavoro agile è al 12%.

Tuttavia, altre economie europee, come la Finlandia, l’Irlanda, la Germania, presentano percentuali molto più alte che si aggirano intorno al 25%. In questi paesi, l’alternanza lavoro in sede – smart working si basa su 3 giorni in smart e 2 dislocati.

Cosa comporta lo smart working per l’economia di un paese?

  • riduzione della domanda di trasporti
  • riduzione della domanda di ristorazione
  • riduzione della domanda per prodotti di attività locali nei pressi degli uffici
  • aumento di domanda per prodotti reperibili da supermercati
  • maggiore consumo di risorse quali energia elettrica, acqua e gas
  • maggiore richiesta di strumentazione elettronica
  • aumento della delivery economy.

Questo per quanto riguarda i lavori di ufficio. E quelli in cui è necessaria la presenza fisica dell’uomo? Per ridurre i contagi, inizialmente le catene di produzione sono state bloccate. Tuttavia, una perdita del genere non era sostenibile per delle aziende. Così, se da un lato l’allentamento delle restrizioni ha riportato i lavoratori in produzione, dall’altro ha portato a un ripensamento dei ruoli degli stessi.

Le aziende hanno così deciso di affidarsi sempre di più all’automazione, all’adozione di macchinari sempre più intelligenti e smart che risolvano il problema del distanziamento sociale nelle fabbriche. Secondo alcune ricerche, l’impiego di soluzioni a intelligenza artificiale aumenterà drasticamente nei prossimi anni.

Questa tendenza si nota oggi in quanto è aumentata la disoccupazione in settori che assumevano lavoratori a basso salario, perlopiù in fabbriche.

Maggiore flessibilità

Abbiamo detto che il lavoro agile è stata la vera novità di questa pandemia. I lavoratori hanno cominciato ad apprezzare l’idea di bilanciare vita privata e lavorativa a modo proprio, con maggiore flessibilità.

Flessibilità che si traduce anche nella ricerca di nuove opportunità in modo continuo. Se da un lato aumentano le persone che decidono di condurre un’attività secondaria oltre a quella che offre il maggiore stipendio, dall’altro si è notato un incremento della frequenza con cui si cambia azienda.

Lo studio di EY, Pearson e Manpower Group

Uno studio del 2021 di EY, Pearson e ManpowerGroup ha evidenziato che nel prossimo decennio quasi l’80% delle professioni attuali sono destinate a cambiare.

Cosa significa questo? Innanzitutto la richiesta di nuove competenze da parte dei lavoratori, preoccupante se si pensa alla contrazione del numero di studenti che decide di proseguire con gli studi. Sembra infatti che la didattica a distanza abbia leggermente scoraggiato i più giovani a intraprendere dei percorsi per acquisire nuove conoscenze. Sembra che, almeno in Italia, 1 ragazzo su 3 non abbia acquisito la giusta preparazione nel corso degli ultimi due anni e che il 28% dei giovani liceali abbia abbandonato definitivamente la scuola.

Lo studio di EY ha poi sottolineato quali competenze saranno più richieste in vista dei cambiamenti: conoscenza della digitalizzazione, dell’uso di sistemi IT, ma anche di tutte quelle attività volte al benessere delle persone e dell’ambiente.

Sembra infatti che sia cambiata la tendenza a vedere il lavoro come qualcosa di scollegato dal benessere psicofisico della persona: nei prossimi anni sembra che le aziende adotteranno nuove strategie per esaltare le qualità etiche e morali dei lavoratori. Maggiori iniziative interne per la salute mentale, dell’ambiente, più tempo libero, smart working, attività per le famiglie e molto altro saranno introdotte nelle aziende.

Prospettive future: concentriamoci sulla formazione

Abbiamo detto che molti lavori cambieranno nel futuro, altri nasceranno dal nulla. Secondo lo studio sopra citato, maggiore sarà il peso dato alle soft skills e alle capacità di interagire con la digitalizzazione. I più giovani, oggi, dovrebbero imparare a scuola le competenze necessarie per soddisfare questa domanda.

Formare meglio i ragazzi significa rendere più inclusivo il mondo del lavoro, consentire a tutti di avere un ruolo nell’economia del paese. Si pensa che in futuro sarà data maggiore importanza alle abilità individuali, alla creatività e alla capacità di comunicare e interagire con l’ambiente lavorativo. Solo con la formazione necessaria, supportata da insegnanti preparati e da strumenti all’avanguardia, si potrà preparare un giovane a entrare nel mondo del lavoro di domani.

Maggiore attenzione andrebbe posta sulle università, che dovrebbero indirizzare i ragazzi verso delle realtà lavorative in linea con le loro competenze e visioni. Insomma, la strada verso il cambiamento è già avviata. Si spera solo che i governi dei vari paesi sostengano anche economicamente l’evoluzione.

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